APPROCCIO OMEOPATICO NELLA GESTIONE DI CASI CRONICI IN MEDICINA VETERINARIA

08 Marzo 2021


Essere un esponente coscienzioso e scrupoloso dell'arte del guarire vuol dire non sostituire mai l'ipotesi all'osservazione; vuol dire non dare per conosciuto, nè del tutto nè in parte un dato caso di malattia,il cui trattamento ci sia stato affidato, prima di averne analizzato il più accuratamente possibile tutte le manifestazioni.(S.Hanneman.)

Questa preziosa indicazione,permette anche al neofita di applicare il metodo omeopatico,nelle diverse specie animali,con risultati e notevole gratificazione.

In questi ultimi anni,grande interesse è rivolto alla medicina omeopatica in campo veterinario,in esito al recente regolamento CEE sulle produzioni biologiche,residui farmacologici,impatto ambientale,economia di gestione aziendale in termini di rese e produttività.

Non da meno,sotto un profilo squisitamente applicativo,l'impiego dell'omeopatia,permette al clinico di valorizzare la sua accuratezza di indagine,sviluppando virtù davvero insospettabili.

Chiunque avvicinandosi a tale metodologia potrà verificare nell'applicazione della stessa un arricchimento personale costante,tale da poterla definire ,come un vero e proprio "ricostituente" energetico professionale.

Le molteplici possibilità di impiego sia nel campo degli animali d'affezione che zootecnici,danno modo di confermare quanto detto con livelli di risultati terapeutici diversi,relazionabili al proprio livello di approfondimento e conoscenza.

Nella gestione sanitaria dei gruppi,la scuderia rappresenta un interessante laboratorio di applicazione.

L'utilizzo del cavallo sportivo,il suo addestramento e allenamento ,la gestione quotidiana con metodi e tempi molto spesso poco compatibili con le naturali tendenze fisiologiche e comportamentali,rappresentano tutte variabili particolarmente sensibili alle terapie omeopatiche.

L'interesse dell'ambiente ippico sportivo,all'ìmpiego dei rimedi è dipeso in misura dal problema delle sostanze "dopanti",che riguardano la grande maggioranza dei farmaci allopatici di più frequente impiego.

Non ultimo,viene evidenziato l'aspetto "ultima spiaggia"dell'impiego dei rimedi nel cavallo e forse non solo in questo.

Si viene interpellati salvo eccezioni,in casi considerati non risolvibili con le comuni terapie.

Le malattie cosidette incurabili,vengono solitamente sottoposte all'attenzione dell'omeopata,permettendo di affinare tecniche metodologiche e strategie di intervento,sempre suffragate da una moderna diagnostica,necessaria all'ottenimento di risultati positivi e duraturi.

Un aspetto frequente che si incontra nella presa del caso è la ridotta sintomatologia rappresentata dai pazienti o descritta da chi li accudisce.

La causa di cio' sono i frequenti trasferimenti di proprietà dei soggetti esaminati o comunque una scarsa individuazione degli atteggiamenti comportamentali degli stessi.

Come riportato da S.Hanneman le malattie che presentano solo pochi sintomi possono essere chiamate "malattie parziali" o defettive;i loro sintomi principali indicano un'affezione interna,o un mal di testa, o una diarrea o solo un disturbo locale.Una semplice indagine meticolosa,spesso rivela sintomi piu' nascosti e,se questa risultasse inutile,dovremmo fare l'uso migliore dei pochi sintomi evidenti che guideranno alla scelta del rimedio.

Per queste malattie parziali anche il rimedio puo' risultare solo parzialmente adatto,puo' provocare sintomi accessori e saranno sviluppati sintomi della malattia (mai percepiti dal paziente prima o solo in modo imperfetto),facilitando,in tal modo il compito di scegliere un rimedio omeopatico piu' giusto.

Trovo interessante soffermare l'attenzione su cosa è una malattia cronica ,quale è la natura della malattia che la rende acuta o cronica, citando il Dott.N.Ghatak."Se esaminiamo un gran numero di pazienti affetti da varie patologie per periodi variabili,osserviamo come in alcuni la malattia abbia la caratteristica speciale di iniziare,continuare e risolversi,sia in guarigione che in decesso e in altri di persistere per sempre(fino alla morte del paziente) senza mai avere fine.

E' questa caratteristica a risolversi che rende una malattia "acuta" mentre la tendenza a persistere senza risoluzione caratterizza la malattia cronica."

La raccolta dei sintomi del caso cronico verrà attuata con estrema cura e attenzione,attenzione rivolta alla scelta del giusto rimedio che dovrà agire secondo la legge di Hering nel rispetto dell'economia del paziente cronico,il cui organismo produce sintomi espressivi di un equilibrio raggiunto gradualmente nel tempo.

ORGANON.Malattie Croniche S.Hanneman
§104 "Ebbene,una volta segnato esattamente l'insieme dei sintomi che principalmente determinano e caratterizzano il caso di malattia o,in altre parole il quadro della malattia di qualsiasi tipo,allora è fatto anche il lavoro piu' difficile.L'artista del guarire,poi,nella cura,specialmente delle malattie croniche,lo ha davanti a se' per sempre,lo puo' penetrare con lo sguardo in tutte le sue parti e rilevare i segni caratteristici per contrapporgli,diretta contro questi,cioè contro il Male stesso, nel mezzo di medicina omeopaticamente scelto,una Potenza artificiale morbosa giustamente simile,scelta dalla serie di sintomi di tutte le medicine divenute note secondo i loro effetti puri."

Nella scelta dei sintomi,mi sono servito della metodologia unicistica pura che prevede la suddivisione di questi su un piano mentale-psichico con l'affettività le ansie i timori;i sintomi generali come relazione del paziente nella sua totalità con l'ambiente,vedi aggravamenti e miglioramenti secondo le variabili piu' facilmente apprezzabili:il clima,la temperatura,gli atteggiamenti posturali,l'alimentazione.

Spesso e' accaduto di riscontrare nei casi esaminati dei sintomi fisici/locali ben caratterizzati/modalizzati e come tali ben considerati nella S.M.V.M.,distinguendo accuratamente quelli espressi dal paziente come eventi reattivi alla patologia, dai sintomi comuni della patologia esaminata.

La valutazione temporale degli stessi, in sintomi storici rappresentati quasi costantemente o per gran parte della vita del paziente.

Sintomi intermedi presenti nell'ultimo periodo dello stesso e quelli attuali,presenti al tempo reale.

La loro modalizzazione che li rende rari peculiari caratteristici.

La loro ripetitività nel rappresentarsi e l'intensità degli stessi nel produrre disagio/sofferenza (Candegabe/Carrara).

Altro aspetto di grande interesse nella gestione del cronico e' la valutazione della prognosi energetica(N.B.se il sintomo è ben modalizzato,l'energia del paziente è elevata),nella scelta della potenza(diluizione piu'succussione) e della dose intesa come quantità-potenza-frequenza.

Nelle patologie funzionali con coinvolgimento organico limitato,sono state utilizzate potenze dalla 30 CH alla M CH dose unica seguita da placebo,e citando il Dott.Franco del Francia fino a quando la sintomatologia non si stabilizzi e si assista ad una reazione dinamica della malattia.

Nelle patologie strutturate/lesionali sono state utilizzate le 30 CH/P e LM,in quanto le ripetute somministazioni del rimedio favoriscono una buona risposta nelle affezioni profonde.
Nello specifico delle LM, l'aggravamento omeopatico,viene gestito dal clinico con relativa facilità dato che la sospensione immediata del rimedio permette la regressione del fenomeno in tempi molto brevi.






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